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My life in the bush of ghosts (libro) dal blog Opere dell'ingegno

Le mie esperienze di lettura, ascolto e visione

orme arancioni su asfalto bagnato dalla pioggia

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My life in the bush of ghosts (libro)

Per la lettura di questo libro di Amos Tutuola, ancora sul comodino, vale il detto per cui

l’attesa del piacere è piacere essa stessa.

particolare di pittura muraria raffigurante palme e una zampa di tigre, alberi tropicali, ai piedi mattonellato del cortile della scuola, tronchi assottigliati resi evanescenti dal fotoritocco

Mi è capitato di sognare a puntate – esperienza rara a quanto sento dire – un sogno sviluppato in tre notti consecutive dove la vicenda iniziava e riprendeva a precisi punti di narrazione.

L’esperienza della lettura di questo insolito libro è attesa dall’anno dell’ascolto del glorioso album omonimo di Brian Eno e David Byrne, il 1981, lo stesso della pubblicazione: un’importante momento di sperimentazione musicale.

La lettura della versione inglese – ancora in corso – avviene a puntate, la riprendo quando è netta la percezione che la visione del capitolo fruito sia interiorizzata armoniosamente.

Lo stile è primitivo, la narrazione suddivisa in stanze, la vicenda costellata da momenti di sofferenza fisica e psicologica che non trasmettono però angoscia o sensazione dolorosa: ricordo di aver sognato da bambino di essere inserito dai Nazisti in uno strumento di tortura simile all’ingranaggio a ruote in cui finisce Charlie Chaplin in Tempi moderni, ma con sorpresa di essere compresso dalle ruote senza provare dolore.

Affido al risvolto sulla pagina dell’edizione Adelphi la descrizione dell’opera:

l’immortale spirito della favola tornava a parlare.
Dylan Thomas riconobbe subito quel tono, quella meraviglia – e salutò il primo libro di Tutuola con una recensione entusiastica sull’«Observer».
Da allora la letteratura, che oggi ama chinarsi a riflettere sulla favola ma ben poche favole riesce a creare, è accompagnata dalla voce di un amabile, imprendibile trickster, che continua a raccontarci le sue avventure nelle innumerevoli Città degli Spiriti, contrassegnate ciascuna, con deliziosa ironia, da un numero romano.
Ogni favola è il racconto mascherato di una iniziazione, e ogni iniziazione è un viaggio: qui sarà la lunga ricerca, fra terrori e stupori, dello spillatore di vino di palma, compagno perso nella Città dei Morti e alla fine ritrovato, come una promessa di felicità che ci fanno balenare l’inesauribile fluire del vino di palma o i prodigi di un uovo magico.
E sarà anche la lunga fuga nel Bosco degli Spiriti di un bambino che non sa ancora «il significato di male e di bene e subito deve sfuggire all’odio, che si manifesta nel rumore, per lui affascinante, dei fucili di guerra.


Informazioni sull'articolo

My life in the bush of ghosts (libro) e' stato pubblicato il 20 marzo 2019 alle 21:57 da Francesco nella categoria Letteratura, Narrativa.
Ultima modifica: marzo 21, 2019.


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