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Il figlio di Bakunìn dal blog Opere dell'ingegno

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Il figlio di Bakunìn

Già nel 1965, anno di pubblicazione di I pugni in tasca di Marco Bellocchio si diceva e scriveva che il neorealismo era un genere cinematografico superato e che si era alle soglie del Sessantotto.

lampione con appese bandierina bianca e azzurra, albero di fico a destra, araucaria lontana a sinistra

Il figlio di Bakunìn del 1997 narra la vita del rivoluzionario Tullio Saba e già la lunga carrellata della sequenza iniziale, che apre la galleria dei volti che compongono il

mosaico creato da persone che molto spesso non si sono mai conosciute, ma che fanno comunque parte “dell’universo Bakunin”,

riporta invece ai canoni del Neorealismo.

Da un saggio in cui viene operata la comparazione tra il film Stazione Termini di Vittorio De Sica e la sua versione inglese Indiscretion of an American Wife la cifra del Neorealismo viene infatti individuata nell’assenza di tagli a lunghe sequenze, interamente espressive, in cui elementi non strettamente attinenti all’oggetto vanno ad arricchire la scena prolungandone – ad esempio – la durata dopo che il personaggio centrale non è più visibile.

Si tratta di What Is Neorealism? di kogonada su Vimeo.

Viaggio controverso tra verità e memoria, momenti centrali, conflittuali e intrecciati sia nel romanzo di Sergio Atzeni che nella trasposizione cinematografica di Gianfranco Cabiddu.

La tecnica narrativa riporta il pensiero a Arcipelaghi, il romanzo di Maria Giacobbe trasposto in film da Giovanni Columbu nella modalità di narrazione della storia

abbiamo una storia nella storia: la storia di Tullio Saba raccontata dagli intervistati e la storia di ogni intervistato che si racconta, volente o nolente, attraverso i ricordi.
Ogni intervistato non viene descritto da alcuna istanza narrante, ma si presenta da solo, con il proprio modo di esprimersi e sottolineando il diverso rapporto che ha instaurato con Tullio Saba e la sua famiglia.

e nel ripetuto richiamo alla memoria

Un altro elemento forte che percorre il romanzo è il continuo riferimento alla memoria (…) Sergio Atzeni identifica nella memoria lo strumento attraverso il quale si cerca di ricordare e di far emergere la verità, ma al tempo stesso attraverso cui si distorcono e trasformano i fatti fino a perderne il senso di realtà.

Tutte le citazioni sono da Il figlio di Bakunin: dal romanzo di Sergio Atzeni al film di Gianfranco Cabiddu su homolaicus.com.


Informazioni sull'articolo

Il figlio di Bakunìn e' stato pubblicato il 25 marzo 2018 alle 10:04 da Francesco nella categoria Cinema, Gianfranco Cabiddu.
Ultima modifica: marzo 25, 2018.


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