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I pugni in tasca dal blog Opere dell'ingegno

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orme arancioni su asfalto bagnato dalla pioggia

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I pugni in tasca

Selezionato tra i 100 film italiani da salvare, si conferma un lavoro eatremamente rifinito: è sufficiente visionare qualsiasi singolo fotogramma scelto a caso per verificarne la qualità.

strada curva lastricata in discesa in Posada, case antiche ai lati

Si considerano i contenuti e l’estetica anticipazione dell’imminente Sessantotto, la materia e l’evolversi sono connotati da estrema asprezza e focus su aspetti molto sgradevoli della natura umana e delle psicopatologie.

La stessa garbata espressione piacentina, della terra madre del regista Marco Bellocchio, si esplicita in moti di sdegno e incuranti, in eccessi e morbosità.

Di famiglie più o meno minate al loro interno da elementi disgregatori e da ipocrisie nel frattempo ne sono passate innumerevoli sullo schermo ma quello di Bellocchio fu, più che un sasso, un macigno gettato nello stagno di un perbenismo di facciata che i movimenti del ’68 (già vicino) avrebbero ulteriormente messo a nudo.

da mymovies.it

Il montaggio è operato da Silvano Agosti sotto lo pseudonimo di Aurelio Mangiarotti.

La pellicola fece conoscere al grande pubblico Paola Pitagora, interprete di un personaggio ambiguo nelle relazioni familiari, perversa nell’accettare il crimine contro la madre ma fragile nell’apprendere l’assassinio del fratello minorato e infine essa stessa omicida, avendo mancato di soccorrere il fratello epilettico.

Il regista si occupò anche della sceneggiatura e mise a disposizione la casa di famiglia e fondi mutuati dal fratello per la realizzazione.

Ho trovato memorabile la corsa in auto tra le vie storiche della città.


Informazioni sull'articolo

I pugni in tasca e' stato pubblicato il 11 marzo 2018 alle 22:42 da Francesco nella categoria Cinema, Marco Bellocchio.
Ultima modifica: marzo 28, 2018.


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